Come fare un’Hole in One…

In questo articolo spiegherò il metodo scientifico per fare un’hole in one.

Dovrai posizionarti sulla palla con ben chiara l’idea di… Scherzo, era una provocazione, in un periodo dove tutti insegnano tutto, tramite videocorsi, webinar e altro mi piaceva giocarci un po’ su.

In realtà l’articolo inizialmente voleva essere “Il giorno che feci un’ hole in one”, perchè effettivamente HO FATTO UN’HOLE IN ONE, e non una qualsiasi. Un par3 di 210 metri.

Ma partiamo dall’inizio. Ogni anno con un po’ di amici e qualche pro, andiamo a Sanremo a partecipare ad una pro-am di 3 giorni, a metà gennaio. Una sorta di zingarata. E’ un campo che permette di giocare anche d’inverno e non lesina in generale giornate particolarmente calde.

L’anno prima, nell’ultimo giro della domenica, il mio pro ad una buca dove arrivavo sempre 7-10 metri corto con un legno 3 esordisce “Ma perchè non prendi il drive”. Nella mia ignoranza non ho mai pensato che potesse essere una scelta corretta, pensando che fosse difficile fermare la palla, anche perchè lunghi in quella buca è meglio non andare.

Con il benestare del pro, prendo il mio amato drive e tiro una “lama” alta e profonda che… atterra in green, fermandosi dopo 1 metro dall’atterraggio. Guardo il mio pro, lui mi guarda… e facciamo entrambi un cenno di assenso. Poi 3 putt e segno boogie, oooohhmmmm…

Ci incamminiamo verso il green con in testa mille pensieri, un’euforia inimmaginabile. Avevo fatto qualcosa di impensabile, sia per qualità del colpo, e sia per culo, si perchè anche di culo si parla. Il colpo era pressochè perfetto, si, ma la palla avrebbe anche potuto sfiorare la buca, oppure fermarsi 10 cm prima, oppure toccare l’asta e saltare via.

E invece è entrata.

E’ stata una sensazione mistica. Non sto esagerando. Ho iniziato a pensare al mio “sfortunato” recente passato in cui la legge di Murphy la faceva da padrone, in alcuni ambiti della vita (il lavoro). Qualcosa è cambiato, ho pensato. Ora si fa sul serio!

Una lezione l’ho tratta da questa esperienza. Bisogna sempre mettere in discussione quello che si fa, quello che si pensa. Pensare “out of the box” come dicono i tanti coach che popolano ormai questo mondo.

“Perchè non prendi il drive?” è diventato per me una sorta di mantra che applico o cerco di applicare nella vita. Chissà che non faccia un’altra hole in one, ma non nei campi da golf.

Ah, già dimenticavo un particolare. Nel giro del giorno dopo, la domenica, mi sono approcciato alla stessa buca con in testa mille pensieri… “Posso solo peggiorare” affermo scherzando, ma in effetti era la più “cruda” realtà. Stessa routine, stesso colpo.. atterra a 2 metri dalla buca e si ferma a 4. Due putt e segno par. Giusto perchè non si dica che è stato solo culo…

Un saluto,

ZenSei

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